Le 3P di Aliseo

Il profilo dell’OPERATORE AGROALIMENTARE che può avere successo è di un individuo attento alle novità, rispettoso della qualità e della tradizione e che ha a cuore le 3 P cioè PEOPLE, PLANET, PROFIT, ovvero la
“sostenibilità” sociale, ambientale ed economica.

People: al primo posto le persone, i consumatori, a cui va garantito un prodotto di qualità
e sempre più in grado di apportare benefici all’organismo. La produzione agroalimentare deve essere healthy. I paesi di tutto il mondo vedono sempre più minacciati i propri sistemi di welfare e quindi cercheranno sempre più vie alternative di mantenimento del benessere della popolazione; l’alimentazione avrà, sempre più, una valenza di tipo salutistico. Occorre quindi poter garantire l’accesso a beni considerati fondamentali quali la
sicurezza alimentare, la salute, e a condizioni di benessere animale ed umano nel senso del rispetto delle condizioni sociali dei lavoratori.

Planet: la produzione di oggi e di domani non potranno prescindere dall’impatto ambientale: occorre saper mantenere nel tempo la qualità e la riproducibilità delle risorse naturali, di preservare la biodiversità e di garantire l’integrità degli ecosistemi.
Sostenibilità ambientale sarà la capacità di sfruttare le risorse naturali in modo controllato, senza superare i limiti di riproducibilità degli ecosistemi.

Profit: la produzione dovrà misurarsi sempre di più con il mercato, contando meno sull’intervento pubblico. Sarà fondamentale quindi la vitalità delle imprese e la loro capacità di generare reddito in modo duraturo. Questo inciderà direttamente sulla loro
sopravvivenza.

In Italia si parla sempre di una quarta sostenibilità, quella sensoriale, della capacità di educare i cinque sensi a riconoscere una più cosciente ed olistica “qualità” del cibo, costituita da virtù tangibili e intangibili. Saper produrre ma anche saper riconoscere il buono ed il bello sarà la chiave per essere presente sui mercati esteri.

Come si combatte l’italiano sounding

Si possono recuperare quote di mercato “occupate” dall’ITALIAN SOUNDING solo con politiche di marketing che aiutino i consumatori a riconoscere un prodotto italiano dalle tante “copie” esistenti.

Bisogna innanzitutto capire le motivazioni che spingono il consumatore ad acquistare un’imitazione. Le prime domande che ci faremo saranno:

• Qual è il suo livello di informazione e la sua buona fede che esprime al momento dell’acquisto?

• Il consumatore è consapevole di questa decisione?

• Il consumatore è vittima di un inganno del marketing?

Il consumatore consapevole ci porta a fare una seconda analisi, quella relativa alla segmentazione del mercato e alle differenti nicchie di prezzo nel quale si collocano i prodotti originali, l’ITALIAN SOUNDING e le contraffazioni vere e proprie.

• Esiste una segmentazione del mercato, ad es. della pasta, legata al posizionamento di prezzo?

La risposta è affermativa, per cui l’unico strumento in questo caso per sottrarre quote di mercato all’ITALIAN SOUNDING è “educare” il gusto dei consumatori per renderli disponibili a pagare, per prodotti di qualità, prezzi più elevati.

La terza analisi da compiere è legata al “gusto”, inteso come identità gustativa locale che rappresenta l’elemento discriminante che mette in relazione prodotto italiano e la sua imitazione. Le differenze di gusto tra differenti culture alimentari sono rappresentate da accenti, come nel caso della cucina mediterranea, od in altri casi, le distanze si accentuano, sia per le sue componenti basilari (amaro-aspro; dolce-salato), ma ancor più per la sequenza delle portate, gli accostamenti cromatici e di sapori.

Il Made in Italy, negli ultimi anni, ha conquistato grandi consensi in culture alimentari estremamente lontane, non solo in termini geografici creando una contrapposizione importante tra il desiderio di natura socio-culturale, per affermare un particolare status – di assumere particolari atteggiamenti di consumo e la capacità di riconoscere le differenze di gusto esistenti nei prodotti che rappresentano eccellenze agro alimentari.

Recuperare quote di mercato presidiate dell’ITALIAN SOUNDING è un percorso, che deve mirare a spostare l’attenzione dall’identificazione che orienta le scelte dei consumatori (non importa se falso purché il consumo del prodotto certifichi lo standing sociale), al gusto ed al riconoscimento del vero prodotto Made in Italy.

Perché Aliseo

L’ITALIA possiede un impareggiabile patrimonio enogastronomico e il suo stile alimentare, la dieta
mediterranea, è un punto di riferimento tra le diete sane ed equilibrate.
La nostra identità nel mondo è legata anche alla nostra tradizione agroalimentare, al pari della moda e dei beni artistici. L’export del nostro sistema agroalimentare sta ottenendo buoni risultati, tanto da assumere un ruolo strategico per la nostra economia e uno stimolo per la produzione nazionale. Nel 2014 abbiamo raggiunto i 34,3 miliardi di Euro, con un incremento del 2,4% sul 2013.

Oggi l’Italia mantiene il suo sesto posto nel ranking europeo dei Paesi esportatori; incredibile ma vero l’Olanda, oggi, esporta quasi il triplo di noi, la Germania il doppio e anche il Belgio è ancora avanti, nonostante il nostro patrimonio di eccellenze alimentari non abbia eguali al mondo.

La ragione risiede nell’estrema frammentazione del sistema produttivo
italiano, basato su una miriade di micro e piccole imprese, spesso poco export oriented. Questo ci rende poco competitivi, ancora poco strutturati per affacciarci all’estero, ma i margini di crescita per il nostro l’export agroalimentare rimangono enormi. Esportiamo in quei settori dove si è investito sulla qualità, sia nella modernizzazione sia nella tutela della genuinità delle produzioni tipiche.

L’Italia vanta:
• La maggiore estensione europea e la maggiore differenziazione produttiva nel biologico (un milione di ettari e poco meno di 50mila operatori).
• La maggior percentuale di adesione ai disciplinari di produzione integrata;
L’origine protetta acquista valore oltre il bacino di produzione e i confini nazionali ma tra questi prodotti pochi vantano mercati così estesi: solo 10 referenze, sulle 203 totali, hanno un valore di mercato che supera l’85% della PLV totale dei prodotti tipici. In questa elite spicca l’assenza di un olio d’oliva.
La domanda di prodotti è molto più ampia di quello cui i veri prodotti italiani riescono a rispondere. Nei supermercati di tutto il mondo, per ogni prodotto agroalimentare autenticamente italiano, ne esistono altri tre che contrabbandano false origini sfruttando immagini, denominazioni e marche che “suonano” come italiane.

Il fenomeno dell’ITALIAN SOUNDING si basa sulla capacità di proporre al consumatore prodotti associati a un elemento “tipicamente” italiano: un nome simile a quello del prodotto “originario” (ad esempio il Parmesan), del nome della marca (ad esempio, i sughi Da Vinci o Gattuso) o nel packaging con utilizzo di colori che richiamano esplicitamente l’Italia (ad esempio l’uso del tricolore o il golfo di Napoli e del Vesuvio).

L’ITALIAN SOUNDING è un fenomeno mondiale. Nei Paesi europei il fatturato di questi prodotti è quasi il doppio dei prodotti originali, mentre nel Nord America il fatturato è sei volte superiore. Dati di Federalimentare mostrano che negli Usa e in Canada sono falsi:
• Il 97% dei sughi per pasta;
• Il 94% delle conserve sott’olio e sott’aceto;
• Il 76% dei pomodori in scatola;
• Il 70% degli oli di oliva.

Quindi le potenzialità di crescita dei prodotti italiani partono intanto dalla riconquista delle quote di mercato Più che le contraffazioni, che valgono 6 miliardi di euro, è l’ITALIAN SOUNDING a creare i veri danni con i suoi 54 miliardi.

Il progetto Aliseo

ALISEO nasce come idea nel 2005 con la creazione del marchio e l’inizio della fase sperimentale con un importante investimento in ricerca e sviluppo che ha portato il succo di arancia rossa siciliano ALISEO OJ a vincere il SOFI GOLD NASFT come miglior prodotto fresco naturale al Summer Fancy Food di New York.

Nel 2013 è stato sviluppato un nuovo modello di business che prevede la realizzazione degli ALISEO STORE grazie al confronto costante con CCIAA di Roma, Azienda Romana Mercati e varie associazioni di categoria.

Nel 2015 ALISEO riceve la proposta di incubazione del BIC Lazio, vince il bando per progetti innovativi nell’agroalimentare presso la Fondazione “La Fornace” di Asolo (Tv) ed è invitato all’INNOVATION DAY di Torino da parte dell’Unione Industriali.

ALISEO ha come target di riferimento aree geografiche extra UE per cogliere le grandi opportunità delle economie emergenti, selezionando le zone sulla base delle prospettive di crescita delle economie estere, come parametro di dove concentrare risorse ed iniziative promozionali.

I competitors sono tutti i distributori nel mondo che vendono prodotti italiani attraverso canali diretti od indiretti che non tutelano il vero prodotto Made In Italy ed adottano politiche di prezzo tali da relegare i nostri prodotti in una nicchia di mercato.

In questi mercati i prodotti con una buona presenza sugli scaffali sono:
• Pasta
• Olio d’oliva
• Formaggio
• Conserve di pomodori
• Aceto / Aceto balsamico
• Prosciutto / Salsicce / Salame / Bresaola
• Dolci
• Tartufi
• Caffè
• Frutta / Verdura / Succhi